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Dice il (piccolo) saggio

di chinalski

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chinalski ha accettato di scrivere per noi dei brevi saggi.


Libri e velocità

Poiché il vostro saggista spesso legge libri che la gente definisce, con un'espressione di compatimento, delle "pizze", desidera approfondire l'argomento.
Divideremo i libri secondo due caratteristiche, tra le tante possibili: la velocità di lettura e la qualità del libro.
La prima caratteristica, la velocità di lettura, è legata all'approccio del lettore al libro ma, anche, al modo in cui il libro è scritto. Un libro "veloce" si legge senza stare a badare troppo alle parole, magari saltandole pure nella foga, con una smania di sapere cosa c'è scritto più avanti che non permette di soffermarsi su ciò che si ha sotto gli occhi. Viceversa un libro "lento" è un libro in cui ci si sofferma sulle parole, si assapora la scelta dei vocaboli, le costruzioni sintattiche e l'atmosfera creata dall'autore. Nei libri del primo tipo è fondamentale la trama, l'azione della storia e l'incalzare degli avvenimenti; nei libri del secondo tipo le azioni sono meno importanti della loro descrizione, il "cosa accade" è in qualche modo sovrastato dal "come è raccontato".
La seconda caratteristica, la qualità del libro, è anch'essa indefinibile e soggettiva, ma noi la considereremo come se fosse intrinseca e misurabile. Qui c'è poco da spiegare: intuitivamente è ciò che si tramuta nei giudizi di "libro bello" e "libro brutto".
A questo punto possiamo considerare insieme le due caratteristiche, velocità di lettura e qualità, e otteniamo quattro grosse categorie di libri, ovviamente tralasciando tutte le sfumature intermedie.

Libri belli che si leggono velocemente. Non sono tanti gli appartenenti a questa categoria: si tratta di libri scritti da grandi autori dove l'azione è molto importante. Forse la non eccessiva numerosità di tali libri è dovuta alla scarsa considerazione che l'azione abbia presso la critica, oppure dal fatto che un autore davvero bravo trova maggiori soddisfazioni nel cesellare il proprio lavoro e nel costruire la trama in modo che il lettore possa apprezzare al meglio il lavoro fine da lui realizzato. Il campione della categoria potrebbe essere, a mio parere, "L'isola del tesoro", di Robert Louis Stevenson: pur se il libro è scritto magnificamente, il lettore quasi non se ne accorge, trascinato com'è dalla storia senza pause e dalla curiosità di conoscerne il prosieguo. Solo al termine del libro, non molte ore dopo l'inizio, ci si rende conto che il genio di Stevenson nello scrivere non è inferiore alla maestria nel costruire la trama e preparare i colpi di scena, allora si decide di rileggerlo, poco tempo dopo, per apprezzarne maggiormente lo stile, ora che è nota la storia. Inevitabilmente però, anche la seconda lettura risulta una nuova, veloce cavalcata attraverso le peripezie di Jim e Long John Silver: non c'è verso, un libro così è impossibile da apprezzare con la dovuta calma.

Libri belli che si leggono lentamente. Questa è la categoria dei classici, dei libri "importanti" o, nella dizione forse meno elegante ma più efficace, delle "pizze". I libri sono belli, lo sanno, e fanno di tutto per non essere letti distrattamente: frasi complesse, costruzioni contorte, personaggi approfonditi, scarsa azione, descrizioni predominanti. Questi libri non hanno, magari, l'umiltà dell'"Isola del tesoro", capace di scendere a livello del lettore, ma richiedono che il lettore si sforzi di salire al livello del libro (o almeno a provarci). Solo dopo questo sforzo si comprende che questi libri non sono delle noiosi, che sono piacevoli da leggere, che succedono tante cose, magari minime, ma importanti, i dialoghi sono reali (non realistici: reali), insomma, che sono libri appassionanti. Certo, rimangono libri impegnativi, quindi non tutti piacciono a tutti i lettori, ognuno avrà le sue idiosincrasie, ma su una cosa non c'è dubbio: questi libri non sono "pizze", semplicemente sono più impegnativi di altri. Sono tanti, per fortuna, i libri di questa categoria, tanti che potrebbe non essere possibile leggerli tutti in una sola vita, e questa è una bella assicurazione contro la noia. Come libro rappresentativo della categoria propongo "Alla ricerca del tempo perduto", di Marcel Proust.

Libri brutti che si leggono velocemente. Abbiamo oramai scavalcato lo steccato della qualità, ma i libri di questo raggruppamento hanno ancora una caratteristica positiva: si leggono velocemente. Mentre per i libri belli non è così importante la velocità di lettura, nel caso dei libri brutti invece questa diventa una qualità indispensabile. Tutto sommato non così è facile distinguere un libro bello da un libro brutto se non si legge spesso: l'abitudine alla lettura e alle storie narrate è fondamentale per distinguere un libro dozzinale e con poche idee da un capolavoro. Chi non legge spesso può apprezzare anche un libro non troppo curato, senza stile e senza invenzioni, a patto che il libro sia in grado di appassionarlo, di occupare la sua mente anche quando non sta leggendo, di incuriosirlo. Per una lettura distratta, magari in spiaggia, l'importante non è che il libro sia scritto bene, ma che sia in grado di rilassare, di fare vivere avventure da ragazzini al lettore e fargli dimenticare il mondo reale. Eleggo ad alfiere della categoria il famigerato "Il codice da Vinci", di Dan Brown, ma tanti best seller, di quelli che in libreria sono tutti uguali per dimensioni se non per argomento, andrebbero altrettanto bene.

Infine libri brutti che si leggono lentamente. Qui siamo arrivati davvero nell'inferno della letteratura, e mi risulta difficile parlarne con cognizione di causa: sono i libri che si abbandonano a pagina 5, a cui non si concede una nuova opportunità e che si dimenticano in una settimana. Qui non ho nulla da dire né libri rappresentativi da mettere alla gogna, solo un consiglio: se incappate in uno di essi, non accanitevi: abbandonatelo al più presto, perché cercare di terminarlo vi farebbe perdere un monte di tempo (vi ricordo che si leggono lentamente). E non pensateci più.

Un'ultima considerazione. Un libro di molte pagine non deve (non dovrebbe) spaventare chi ha un approccio sano con la letteratura: se il libro è bello e piace, tanto meglio, la lunghezza è sicuramente una qualità: un bel libro si vorrebbe che non finisse mai; se il libro è brutto e non piace, si mette da parte e pazienza. Per fortuna, dai tempi della scuola, terminare un libro non è più un obbligo.


Il destino

- Pensi, signora, è uscita di casa e si è fermata a chiacchierare con me, poi ha girato l'angolo e le è caduto un clavicembalo in testa, pensi che destino crudele, oh, se solo avessimo chiacchierato ancora un poco.
- E sì, signora mia, non me ne parlii, si vede che era proprio destino che le cadesse quel clavicembalo in testa.

Il destino è sapere cosa accadrà in un momento futuro senza conoscere cosa è accaduto prima di quel momento. Ad esempio, il destino degli uomini è morire, perché tutti moriranno, indipendentemente da ciò che hanno fatto o è successo precedentemente (i casi di resurrezione verranno ritenuti successivi alla morte e i casi di assunzione in cielo verranno trattati come eccezioni alla regola, vedi a riguardo i grandi dubbi).
Nella vita normale, a meno che qualcuno sia in grado di predire un evento futuro e questo si verifichi, e supponendo che non si tratti di una coincidenza, non è possibile parlare di destino a posteriori, poiché non esiste e non può esistere nessuna controprova. Cosa sarebbe successo alla signora dello scambio di battute precedente se si fosse fermata a chiacchierare ancora un po'? Magari le sarebbe caduto uno xilofono in testa (uno di quelli grossi, con la struttura in metallo): anche questo sarebbe stato il suo destino. E quante altre volte le sarebbe potuto cadere un clavicembalo in testa ma, per il fatto di essersi fermata a chiacchierare poco tempo, ciò non è successo?
Oppure, più probabilmente, nell'accezione comune il destino è qualsiasi cosa sia accaduta alla signora. In questo caso il triste destino del destino sarebbe di essere retrocesso a semplice passato.

Gli unici casi in cui si può dire che esista il destino è per i personaggi di un libro o di un film: se si legge l'ultima pagina si conoscerà il futuro del personaggio, si saprà se si sposerà, se finirà in galera o chissà cos'altro. Tutto ciò senza conoscere cosa è accaduto precedentemente a quel momento. A questo punto si potrà leggere il libro o vedere il film per scoprire la storia del personaggio, in quale modo raggiungerà il proprio destino, l'inevitabile conclusione.
Anna Karenina ha un destino, gli esseri viventi no.

 

Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2007.

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