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Mode di dire

Utili Divertenti Letterarie Sparse Novità

Parole, locuzioni e modi di dire prima sconosciuti che, tutto a un tratto, diventano indispensabili e ti fanno pensare: ma come facevo a vivere quando non li conoscevo?

Bipartisan

Aggettivo.
1. Bipartitico
2. Derivante da un compromesso, da un accordo fra due posizioni opposte: only in the field of foreign policy did the Democrats and the Republicans have a - approach, solo per la politica estera democratici e repubblicani seguivano una linea comune.

In Italia si utilizza il termine bipartisan per estensione, supponendo di avere lo stesso sistema politico britannico formato da due poli compatti, unitari e contrapposti, cosa che non è nel nostro sistema politico molto più frammentato.
Il termine è entrato nell'uso nel 1994, quando in italia si è iniziato a delineare un sistema politico bipolare grazie al'introduzione del sistema elettorale maggioritario.

Biscotto

Il termine biscotto è di gran moda in tempi di campionati di calcio. È utilizzato con il significato non riportato nei dizionari di combine, e l'espressione completa sarebbe "servire il biscotto". Una derivazione plausibile del detto è dall'ippica, dove pare che i cavalli vengano dopati facendogli mangiare un biscotto contenente sostanze proibite. Il termine sarebbe quindi utilizzato per indicare genericamente un illecito sportivo.

Casta

La parola casta ha ultimamente assunto il significato di casta dei politici italiani, in quanto gruppo di persone che hanno privilegi enormi rispetto alle persone comuni e che li difendono e incrementano, incuranti dell'ambiente ostile circostante. È curioso che etimologicamente la parola derivi da casto, puro, essendone in tale significato la negazione.
La parola è diventata onnipresente dalla primavera 2007, almeno nell'ambiente giornalistico, conseguentemente al successo del libro di Stella e Rizzo "La Casta - Così i politici italiani sono diventati intoccabili". Sembra che il titolo derivi da una frase di Walter Veltroni: "Quando i partiti si fanno caste di professionisti, la principale campagna antipartiti viene dai partiti stessi."

Cinepanettòne

Sostantivo maschile.
Nome inventato, secondo me, nell'autunno del 2006 dai giornalisti televisivi che, piuttosto che dare delle notizie, pubblicizzano a dismisura nei telegiornali i film dei fratelli Vanzina o film di livello artistico equivalente.
Identifica i film comici e di evasione che escono nelle sale poco prima delle vacanze natalizie. Uno sparuto gruppo di registi e attori si è assunto il compito di mantenere viva questa discutibile tradizione.

Cricca

Etimo incerto; probabilmente di origine onomatopeica, dal suono di gente che chiacchiera.
Sostantivo femminile.
1. Gruppo di persone che tendono a favorirsi reciprocamente a danno di altri; combriccola, camarilla.
In cricca: insieme, in compagnia.
2. (familiare) Compagnia di amici: è andato via con la sua cricca.
3. (antico) Gioco di carte: m'ingaglioffo per tutto dì giuocando a cricca, a trich trach (Machiavelli).
Nel gioco delle carte, combinazione di tre figure di valore uguale.

Cricca identifica un gruppo di politici e imprenditori su cui indagarono i magistrati nel 2010, tra loro Bertolaso, Anemone e Balducci. Il termine credo che sia stato utilizzato per la prima volta nel febbraio 2010, ma non riesco a ricordarmi il motivo per cui si chiamano "cricca". È venuto fuori in qualche intercettazione, come i furbetti del quartierino?

Furbetti del quartierino

"Stamo a fa' i furbetti del quartierino" è la frase utilizzata da Stefano Ricucci durante una intercettazione telefonica per definire i maneggi che lui e i suoi amici facevano nel mondo della finanza.
Viene usata per identificare chi, di bassa levatura morale e culturale, agisce fuori dalle regole per trarne un vantaggio personale. Risale a metà luglio 2005.

Gomòrra

Dall'uscita dell'omonimo romanzo di Roberto Saviano la camorra per l'ambiente giornalistico è stata sconfitta. Ed è stata sostituita da gomorra.

Inciùcio

Dal napoletano 'nciucià, voce onomatopeica, che significa 'parlottare segretamente'.
Sostantivomaschile.
Nell'uso giornalistico, accordo politico non lineare, frutto di basso compromesso.
Nato nell'ottobre 1995 ad opera di Massimo D'Alema, allora presidente dei Democratici di Sinistra.

Irrìdere

Dal latino irridìre, composto di in- e ridìre 'ridere', con cambio di coniugazione.
Verbo transitivo [passato remoto io irrisi, tu irridésti ecc.; participio passato irriso].
(letterario) Deridere, schernire: pace, che il mondo irride, / ma che rapir non può (Manzoni).

Ha iniziato il 23 marzo 2009 il cardinale Bagnasco dicendo che il Papa non dovesse essere "mai più irriso e offeso". Ha ribattuto il 26 marzo 2009 Gianfranco Fini dicendo che Berlusconi non deve "irridere il Parlamento".

Lodo

Il lodo è indubbiamente una moda di dire da un po' di tempo a questa parte. Ci scrive a riguardo Michele.

--- Mi sono perso chi è stato il primo a usare il termine e a che proposito. Vedo dal dizionario De Mauro che "lodo arbitrale" è: decisione emessa collegialmente e per iscritto dagli arbitri di una vertenza, ecc.; mentre "lodo", preso da solo, è poetico per lode [...]. Potrebbe anche essere voce del verbo lodare. Sono disorientato. Oggi molti dicono: Lodo questo. Lodo quello. Ma saranno poi tanto da lodare costoro? ---

Ricapitoliamo il significato di lodo. In un arbitrato, cioè una modalità per la soluzione di una controversia senza ricorrere al processo ordinario, uno o più arbitri (soggetti terzi rispetto alle parti contendenti e generalmente da queste accettati) studiano la questione e pronunciano tramite il lodo la soluzione che ritengono migliore. Il lodo viene quindi sottoposto al pretore e, successivamente al suo decreto, diventa esecutivo.
Come suggerisce Marco Marcon nel caso ultimo di lodo famoso, il lodo Alfano, non ci sono parti contendenti su una particolare questione, Alfano non lo si può ritenere un soggetto terzo e, men che meno, è accettato da entrambe le parti. In definitiva, sembra che si utilizzi la parola lodo per indicare, invece, una proposta di legge o di decreto.

Una teoria è che in politica si indicano come lodo alcune leggi che si applicano a dei processi, ad esempio per interromperli o per impedirli; in tal modo la legge si comporterebbe sostanzialmente come l'arbitro, in quanto prenderebbe una risoluzione su un processo interrompendolo, almeno temporaneamente.
Infine Michele Antolini cita come primo lodo, a sua memoria, che ha raggiunto una certa fama il Lodo Mondadori, del 1990, con la sostanziale differenza rispetto ai successivi che in quel caso si trattava effettivamente di un arbitrato tra De Benedetti e la famiglia Formenton. Può darsi che il primo utilizzo della parola lodo nella strana accezione che abbiamo descritto sia del 2002 con il lodo Maccanico, un emendamento alla cosiddetta legge Boato.

C'è qualche giurista, giornalista o politico in ascolto che può risolverci i dubbi?

Male assoluto

Due parole simbolo dell'attuale impossibilità di discutere di qualsiasi argomento in Italia, e un po' forse nel mondo. Fanno la coppia con "assolutamente sì" e incarna l'incapacità di avere delle idee proprie e ponderate. Il metodo è: si assume uno slogan e si litiga sopra, l'importante è che qualcuno sia a assolutamente favore e qualcuno sia assolutamente contro. Quale sia poi l'argomento di discussione non interessa a nessuno, anzi, in realtà spesso non viene neanche dichiarato o spiegato: ci si azzuffa e basta.
Credo che l'inventore sia Gianfranco Fini in una intervista concessa nel 2003 in Israele.

Non possumus

[pronuncia nom'possumus]
Locuzione latina, propriamente 'non possiamo', ricorrente nella storia della Chiesa, suggerita dall'espressioine con cui gli apostoli Pietro e Giovanni si rifiutarono di obbedire al divieto dei capi del popolo di parlare nel nome di Gesù.
Locuzione sostantivavle maschile invariante.
1. Rifiuto espresso da un'autorità ecclesiastica e specialmente da un pontefice, motivato dall'osservanza di leggi divine o canoniche.
2. (estensione) Rifiuto netto e deciso.
Locuzione diventata famosa dopo un articolo relativo alle unioni di fatto pubblicato sul quotidiano l'Avvenire di febbraio 2007. Da allora, come ogni moda di dire che si rispetti, è stato utilizzato spesso e prevalentemente fuori contesto.

Aggiunge Maurizio Codogno: --- Beh, [è famoso] da un po' prima del 2007. ll primo Non Possumus moderno l'ha pronunciato Pio IX nel 1871, vedi it.wikipedia.org/wiki/Questione_romana , e da allora ha avuto un certo quale uso. È però vero che " è stato utilizzato spesso e prevalentemente fuori contesto". ---

Papello

Si tratta di una parola non presente sui dizionari italiani ma si può trovare, ad esempio, sul Vocabolario Siciliano di Giorgio Piccitto. La definizione di papellu è: "biglietto-scritto lungo e circostanziato, una lettera, un ricorso, un rapporto disciplinare". In pratica un foglio con scritte delle indicazioni. Un po' come un pizzino, forse più lungo e preciso, ma nel linguaggio giornalistico il pizzino è diventata specialmente l'indicazione data tramite biglietto da un mafioso a suoi affiliati, mentre il papello ha assunto il significato di foglio contenente delle indicazioni da parte della mafia verso rappresentanti dello stato italiano.
La parola è di moda più o meno da luglio 2009.

Piromane

È una moda giornalistica chiamare "piromane" chi deliberatamente e scientemente appicca il fuoco a boschi e parchi. Essendo il piromane una persona affetta da mania e bisognosa di cure, ed essendo l'incendiario un criminale, la differenza non è unicamente linguistica.
Equivale un po' a dire che un rapinatore è un cleptomane.

Pizzìno

Dialetto siciliano, pizzinu 'pezzetto (di carta)'.
Sostantivo maschile.
Biglietto di carta, messaggio scritto: da tempu vi duvia stu pizzino di scusa (Maurici).
Parola diventata indispensabile dal 10 aprile 2006, giorno della cattura di Bernardo Provenzano.

Poteri forti

Espressione forse nata nel 1994 per giustificare la caduta del governo Berlusconi.
Tutti li citano come alleati della parte avversa, in genere per giustificare una propria debacle o un comportamento fuorilegge.
Possono celarsi dietro, a scelta, Bankitalia, le lobby, l'alta finanza, il Vaticano, la P2, Montezemolo, le istituzioni e chissà quanti altri soggetti.
Sono ritenuti noti a tutti anche se nessuno li ha mai visti.

Remare contro

Remare contro è una moda di dire longeva e di successo, tanto che mi risulta abbastanza difficile risalire alla prima volta che è stata citata, ma so che qualche lettore saprà contribuire a risolvere il dubbio. Sicuramente l'inventore è stato Silvio Berlusconi anni fa, e ultimamente per qualche motivo che non conosco è ritornata in auge.

Resistere, resistere, resistere

Esortazione a resistere all'aggressione dell'avversario politico.
Moda lanciata da Francesco Borrelli nel gennaio 2002, in occasione del discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario milanese.

Rock e lento (questo è rock, quello è lento)

Rock è inteso come aggettivo positivo, lento come aggettivo negativo. Slogan lanciato da Adriano Celentano in una trasmissione televisiva nell'ottobre del 2005. È stato velocemente adottato anche da persone che, fino ad allora, parevano essere dotate di un cervello proprio. Moda di dire anche trattato tra i grandi dubbi.

Senza se e senza ma

Nata nella primavera 2003, in occasione della guerra contro l'Iraq.

Tesorètto

Diminutivo di tesoro, dal latino thesauru(m), dal greco thìsaurós.
Sostantivo maschile.
A partire da marzo 2007 è l'extra gettito fiscale: la maggior somma raccolta dallo stato tramite il fisco rispetto alle aspettative. Da quando il tesoretto ha fatto ingresso nella vita politica italiana non passa giorno che non venga tirato per la giacchetta da qualcuno.

Tolleranza zero

La politica della tolleranza zero nasce negli Stati Uniti e descrive un modello di governo intransigente verso le trasgressioni minori, come il gettare cartacce per terra. Secondo la teoria del neo-positivismo l'abitudine alla legalità produrrebbe in breve tempo, oltre a una riduzione della microcrimimalità, anche la riduzione dei crimini più gravi, come gli omicidi.
L'idea è quindi di iniziare il percorso di avvicinamento alla legalità massima iniziando a punire le piccole infrazioni alla legge per arrivare, con il tempo, a punire anche le infrazioni principali.
La tolleranza zero è stata utilizzata per primo da Rudolph Giuliani, sindaco di New York, negli anni 90 per eliminare droga e prostituzione dalla città, in particolare nel Greenwich Village.
In Italia il termine è usato in modo improprio per l'utilizzo demagogico che ne fanno i partiti politici, non avendo da noi più alcuna relazione con la teoria che ne è alla base. Viene associata normalmente in riferimento a una singola categoria di trasgressioni, come ad esempio il divieto di fumare, e significa semplicemente applicazione indiscriminata dei regolamenti.

 

Ultimo aggiornamento: 25 aprile 2011.

Parolata.it è a cura di Carlo Cinato.
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